Patrizio Landolfi

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PATRIZIO LANDOLFI

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Clarissa Burt, attrice, imprenditrice, top model, parla di Patrizio Landolfi nel suo magazine.

23-04-2021 11:44

Pangea Web

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Clarissa Burt, attrice, imprenditrice, top model, parla di Patrizio Landolfi nel suo magazine.

Patrizio Landolfi (Battipaglia 1954) non ha mai nascosto la sua passione per i pittori rinascimentali.

 

 

 

 

 

Patrizio Landolfi (Battipaglia 1954) non ha mai nascosto la sua passione per i pittori rinascimentali, per l’arte figurativa, per il dettaglio sulla tela. Tuttavia le sue opere, in larga parte, restano fedeli all’astratto: lampi di colore immediato e preponderante. 

Già dai suoi primissimi lavori, anche se di stampo fermamente realista, s’incomincia ad intravedere uno stile destinato a mutare nel tempo.

Gradatamente le sue opere si orientano verso l’espressionismo astratto di cui l’artista diventa uno dei più significativi rappresentanti in Italia, conosciuto oggi in tutto il mondo.

La sua pittura rappresenta la trasfigurazione rapida di una visione che estrapola la sfera interiore.

Il suo realismo, diventato col tempo sempre più nascosto ma comunque riscontrabile anche in dipinti dove l’informale appare assoluto, è la peculiarità che lo distingue dagli altri pittori astrattisti.

Però c’è anche dell’altro, che a primo acchito può sfuggire.

Come scrisse Jean Paul Sartre, “Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia”, con una volontà di introspezione psicologica, l’astrattismo di Landolfi è in grado di stimolare una riflessione sull’evoluzione della pittura contemporanea, dove la descrizione lascia il posto all’interpretazione delle figure che si intravedono nelle sue mescolanze di colore.

Forse non è un caso che la tecnica che più lo contraddistingue, e da lui stesso coniata, si chiami “frammentazione”. Entra nel dettaglio e lo scompone. Il più piccolo del più piccolo viene sminuzzato.

Tutto ciò non è frutto solo dell’immaginazione del Landolfi, ma si rifà – attraverso accostamenti e similitudini – alla tradizione del puntinismo, tecnica pittorica caratterizzata dalla costruzione dell’immagine dettata da piccoli tocchi di colore puro e fondata sulle ricerche scientifiche dedicate ai fenomeni ottici.

La potenza di Landolfi sta nel frammento. Un compito per nulla semplice né scontato, che può prendere forma solo dopo una lunga e lenta costruzione del dipinto.

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«Frammentando la tela, creando differenti livelli dove strato su strato prendono forma mosaici di colore fin nella più piccola particella, l’effetto che ne deriva mi sorprende sempre, perché inaspettato», ha affermato Landolfi. 

I frammenti sono percorsi da canali che rendono l’opera quasi tridimensionale. Ma oltre all’impatto visivo immediato c’è modo di scoprire varietà nascoste che appaiono di tanto in tanto, all’improvviso, quasi fosse la tela stessa a parlare, a suo piacimento. 

La lente d’ingrandimento, che spesso si trova vicino ai dipinti di Landolfi, permette di scrutare a fondo i dettagli. E sorprende la minuzia con cui sono curati: evidente rimando al rapporto tra macro e microcosmo, laddove anche la più piccola particella vive un’esistenza propria. 

Lo stile dell’artista nel corso degli anni subisce diverse proficue contaminazioni che fanno pensare ad una ricerca di punti fermi anche in presenza di forme mescolate e colori eterogenei, che tendono a distruggere ogni fattore compositivo.

Si creano quindi nuovi equilibri strutturali e di colori, uniti da inediti rapporti fra ritmo e armonia, attraverso i quali si manifesta un recupero delle forme e un rinnovo di valori. In quest’ottica pare essere nata la serie di immagini femminili alate con visioni cariche di contraddizioni rappresentanti una realtà fugace ma essenziale, che diventerà tema costante delle sue composizioni.

Di origine Campana, dopo aver girato l’Italia in lungo e in largo si è stabilito nel Chianti, in Toscana, fra Firenze e Siena, a Tavarnelle Val di Pesa, dove ha il suo studio di pittura. 

Entrare nel laboratorio di Landolfi è come entrare nell’opificio di un maestro rinascimentale. In quelle colline che separano le città toscane, le botteghe di pittori e scultori sono prosperate fin dal ‘500.

Molti turisti che vengono ad ammirare le bellezze della Toscana passando da Tavarnelle si fermano a visitare il suo studio. Le sue opere, invece, sono sparse in tutto il mondo, da Kuala Lumpur a Londra, dal New Jersey al Canada. La famiglia Butterfield, cui il famoso Stewart è stato fondatore del sito Flickr e più recentemente di Slack, un app pluripremiata per la sua crescita, anch’essa è passata dal suo studio e ha acquistato un bellissimo David Bowie e altre opere.

Come sovente accade, il pittore Landolfi non è separabile dal Landolfi-uomo. È nella sua vita e nella sua storia che possiamo trovare tracce della sua evoluzione artistica.

Non è un caso, ad esempio, che il richiamo all’arte figurativa trovi spazio anche nell’impegno che lo ha visto protagonista come curatore della mostra permanente “Mahabhatata” visitabile nel Mosa, museum of spiritual art, a San Casciano Val di Pesa.

Dallo spirito intraprendente, Patrizio Landolfi non ha avuto timore di confrontarsi con le piazze più importanti dell’arte contemporanea: ha esposto alla Pall Mall di Londra, al Punshkinskaya di San Pietroburgo, al Bhakti Center di Manhattan, e poi ancora alla presenza dei soci del Guggenheim di Venezia e New York presso la Fondazione Mediolanum di Padova; a Palazzo Medici Riccardi di Firenze; nei Magazzini del Sale, la sede prestigiosa dell’accademia delle belle arti del capoluogo Veneto, messa a disposizione durante la Biennale del 2017 come Location Fuori Biennale, dove ha fatto parte di venti artisti scelti per presentare la varietà e il fascino del patrimonio italiano.

 

Tiziano Fusella

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